Dopo ben 35 anni di “onorato servizio” nel Sovrano Ordine, ho avuto modo di vedere un po’ di tutto e di conoscere molti aspetti delle debolezze umane: egoismo, arrivismo, vanagloria, egocentrismo, ambizione, superbia, arroganza, presunzione, vanità, alterigia, vanteria, megalomania, eccetera, eccetera, eccetera ………

Specialmente negli ultimi anni c’è stato un picchio di domande, e quindi di ammissioni, nei circoli culturali o di preghiera, nelle associazioni umanitarie, filantropiche, di beneficienza, organizzazioni sportive, di volontariato e quant’altro…. ! Ma forse tale fatto è dovuto al bisogno di un “ritorno alla religiosità?” Forse invece abbiamo una vita così tranquilla che dobbiamo movimentarla un po’ prendendoci carico delle problematiche altrui? …. Potrei andare avanti e riempire pagine di ipotesi, invece si da il caso che siamo in presenza di moltissime cause di lievi o terribili frustrazioni, nelle quali spesso la persona cerca di essere, diventare, o meglio solo di “convincersi” di essere importante, cioè “qualcuno”, e quindi l’ “essere” o il “fare” è lo sfogo per colmare lo stato psichico in cui ci si viene a trovare quando si è bloccati o impediti nel soddisfacimento di un proprio bisogno o desiderio.

Pur non di meno, queste mie riflessioni non vogliono essere uno studio del comportamento né a livello psicologico, che comportamentale, sopratutto perchè ritengo che le varie “frustrazioni”, al 60% degli ultimi 10 anni, sono dovute alla carenza di affetto e di “soldi”, cioè la crisi economica ha irrimediabilmente aggravato anche le incomprensioni nelle famiglie e da qui della coppia con la conseguente profonda solitudine dell'io.

Ma tutta questa premessa, cosa c'entra con gli ordini cavallereschi? Sotto il profilo psicologico o comportamentale assolutamente nulla, i Lions o una associazione sportiva, a seconda delle caratteristiche individuali della persona, possono essere ottimali per “far parlare di se” o …. porsi in ridicolo!

Il fatto invece è che, in un Ordine Cavalleresco, si riscontrano diverse problematiche, quali per esempio giuridiche, regolamentari, militari, disciplinari. Infatti, se dovesse finire l'interesse per una associazione sportiva od un circolo culturale, l'individuo non frequenta più o non versa la quota periodica e viene depennato dagli elenchi, fermo il diritto magari di poter nuovamente, nel tempo, essere reintegrato o riassociarsi.

In un partito politico, organizzazione filantropica o di volontariato, invece, è magari sufficiente presentare le proprie dimissioni che, dal momento della loro accettazione, determinano il momento della cessazione di ogni rapporto.

L'Ordine Cavalleresco però è tutt'altra cosa e non è assolutamente così semplice determinare la chiusura bilaterale di ogni vincolo: innanzitutto bisogna considerare che nell'Ordine, i propri regolamenti, possono avere centinaia e centinaia di anni e disciplinavano un atto di appartenenza che mostrava una promessa, un giuramento, o addirittura dei voti religiosi. Chi veniva “investito” donava “tutti i propri beni all'ordine” e si affidava a questi per la propria sopravvivenza; veniva creato così un rapporto di solidale fratellanza che non poteva essere annullato o tradito, spesso a pena della morte della parte soccombente in duello (ordini prettamente militari), oppure della “meditazione” solitaria in eremitaggio (ordini monacali-ospedalieri).

Sin dal rito di investitura veniva indicata la scelta di vita che il “confrate” stava facendo: la triplice domanda del Gran Maestro e la triplice risposta affermativa del neofita a conferma della sua totale decisione, senza nessuna condizione o titubanza; i segni ed i simboli del proprio nuovo modo di essere; i valori ed il credo cui il Cavaliere prometteva e giurava, davanti a Dio ed ai confratelli, di aderire pienamente.

Quindi, il diventare cavaliere, era in pratica una vocazione che presupponeva l’abbandono della propria volontà per “l’Ideale” attraverso azioni nobili ed altruistiche. Egli doveva dare dimostrazione di coraggio, di sacrificio anche della propria vita; era vincolato per sempre dal voto di fedeltà ai valori ed agli ideali spirituali, primo fra tutti l’amore per Dio e per il prossimo. Nella cavalleria era necessaria la virtus, cioè aver dato prova di “caratteristiche morali e spirituali”, senza di queste o in caso di tradimento ovvero perdita dei valori, della correttezza e dell’onestà, il neofita veniva allontanato con il marchio di “indegno” e non avrebbe mai più potuto avere accesso a nessun altro ordine, congregazione, incarico militare, pubblico, religioso. L’esempio storico per eccellenza lo rappresenta sempre il Caravaggio (Michelangelo Merisi, Milano, 29 settembre 1571– Porto Ercole, 18 luglio 1610) infatti: “…Il 6 dicembre 1608 i cavalieri espulsero con disonore Caravaggio dall'ordine: «Come membro fetido e putrido»”.

Ritornando quindi al sottile filo di congiunzione che lega il passato con il presente e quindi le posizioni dei membri delle attuali “associazioni”, molto diverse dalla comunione esistente tra i confrati degli ordini cavallereschi, ecco che i cosiddetti “frustrati” spesso sbagliano a cercare esperienze diverse tra le varie forme di organizzazioni esistenti, accomunandole tutte nella stessa categoria, considerata deja vu, ma solo con l’oggetto o scopo sociale tra i più disparati. In tutti questi anni di “onorato servizio” nell’ordine, ogni volta che un neofita aveva avuto uno screzio con un dignitario oppure riteneva che le “regole” fossero troppo “vecchie” per i tempi attuali, anticipando la propria “fuoriuscita”, ….. personalmente con ansia attendevo la “lettera di comunicazione” del membro in questione …. per farmi delle sonore risate!

Eh si, non avete idea quante fesserie ho dovuto leggere: “comunicazione di revoca dall’obbedienza”, … “lettera di dimissioni motivate”, …. “notifica di annullamento del tesseramento”, …. “comunicazione di dimissioni irrevocabili”, … “scioglimento del vincolo per giusta causa” … e tante altre!

Ma dico io: “i valori, la spiritualità, la comunione con i fratelli, la carità con il prossimo, dove li mettiamo? Anche se non fossero state ben intese le finalità o non avessero ben capito che un ordine non è una associazione bocciofila, queste persone sono così tanto ignoranti o così molto poco istruite? Cioè hanno forse creato un rapporto di lavoro a tempo indeterminato? Ovvero avevano una carica politica, elettiva o la presidenza di società? Oppure sono in condizione di schiavitù? …. Ecco perché l’ilarità: le loro frustrazioni li soggioga e non si accorgono di ciò che fanno!

Quindi in breve, per chiarire definitivamente la ratio giuridica della differenziazione tra adesione ad una semplice attuale organizzazione associativa ed un ordine cavalleresco con centinaia d’anni di costituzione, bisogna innanzitutto considerare la posizione del membro che vuole “uscire”, se questi è un dignitario o un neofita, nella prima ipotesi potrebbe addirittura “abdicare” (cedere, trasferire ovvero rinunziare), od essere posto in “attesa, sonno, etc.” e che indica uno stato di sospensione di ogni diritto conseguente al proprio status, pur mantenendone la capacità di riattivazione. Nella seconda ipotesi invece (al grado di commendatore), ci sono solo queste 2 vie:

  • Comunicazione di “sospensione” dall’ordine: tale posizione sospende tutti i diritti della dignità e del grado pur mantenendo però i diritti di trasmissione agli eventuali eredi della titolarità del titolo. Si vuole anche ricordare che: “…la mancanza di un qualsiasi atto di conferimento od il venir meno dell’originario atto di conferimento, come nel caso di sospensione o revoca dell'atto...” è punita sia dai regolamenti del S.O., (per esempio non può essere utilizzato il titolo sulla carta intestata e sui bigliettini da visita), che dalle norme della Cavalleria e dalla legge (L. 178/1951), e che tale stato rappresenta appunto la sospensione del conferimento.
  • Comunicazione di “recesso” dall’ordine: nel momento in cui il neofita dovesse presentare la comunicazione di RECESSO, viene immediatamente aperto il procedimento disciplinare per valutare a quali condizioni può il Consiglio Magistrale concedere tale atto, ovvero se deve prendere delle decisioni od espletare attività a salvaguardia dei regolamenti, dei Dignitari, degli obblighi di segretezza, etc.

Comunque ed in ogni caso, di ogni comunicazione l’ordine è tenuto a comunicare, attraverso internet, le attività che intraprende con i propri cavalieri, ed effettua tale pubblicazione agli effetti della comunicazione dovuta per gli atti derivanti dagli accordi stipulati ai fini del Consiglio di Damasco (1988) dagli Ordini Cavallereschi aderenti. Generalmente, con la comunicazione di recesso, quella persona non può accedere in nessun altro ordine cavalleresco firmatario del Consiglio di Damasco.

Il G. M.                                                                                              Malta, 24.11.2016

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